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Le storie non cominciano mai a New York

Sarà vero quel che afferma la scrittrice Arianna Farinelli?

“Le storie non cominciano mai a New York. Forse qui si incontrano, si mescolano e si confondono, si separano e finiscono ma non cominciano. Iniziano sempre altrove, in un luogo lontano, un tempo passato, un viaggio rimasto per anni senza arrivo e senza ritorno”. Dice così, il nuovo romanzo di Arianna Farinelli, “Gli ultimi americani”.

Politologa ed editorialista, ma anche docente universitaria a New York, Arianna racconta  una storia profondamente radicata nell'America di oggi, che unisce tre percorsi di vita, iniziati lontano ma legati in modo indissolubile.

Lui, "lo scrittore", è figlio del proprietario di una hacienda colombiana. Chiederà asilo politico agli Stati Uniti e diventerà un affermato romanziere e attivista.

Lei, Lola, è la figlia della governante dell'hacienda dello scrittore. Entrerà illegalmente negli USA, dove vivrà per quasi vent'anni.

L'altra lei, Alma, è un'aspirante scrittrice che collabora con un quotidiano italiano. La incontriamo quando è già stata l'amante di lui: "eravamo stati amanti, poi amici, poi di nuovo amanti, poi niente" . 

Tra di loro nascerà un'intensa relazione, travolta però dalla Storia e dagli eventi drammatici del 2020. Gli ultimi americani racconta di amicizia, ma anche di amore, intrecciando, attraverso le voci dei protagonisti, il romanzo di formazione con quello filosofico e politico.

“Un romanzo dedicato a tutti quelli che migrano” ed in questo particolare periodo storico questa lettura ci pare appropriata.

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